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“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
23 novembre 2017 * S. Giovanni della Croce
fatima4 pastorelliPensate un po’. Una mamma che prende tre suoi bambini, buoni e tranquilli, e mostra loro che cosa? L’inferno!
Con la mentalità di oggi, anno 2017, una mamma così sarebbe da denuncia per maltrattamenti. Cent’anni fa invece la Madonna si presentò a tre bambini, Lucia, Giacinta e Francesco, e non si fece tanti problemi: mostrò loro i dannati, le fiamme e tutto il resto.
Si dice spesso che in cent’anni il mondo è completamente cambiato, ma è completamente cambiata anche la Chiesa. Oggi parliamo di misericordia, apertura, tenerezza, bontà. Immaginiamo se a un parroco o a una suora venisse in mente di prendere tre bambini delle elementari e mostrare loro l’inferno, con tutti i dettagli spiattellati in primo piano. Le mamme dei pargoli insorgerebbero e sui giornali ci sarebbero polemiche a non finire.
E poi ci sono quelle parole della Madonna: «Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori. Molte anime vanno infatti all’inferno perché non c’è nessuno che preghi e si sacrifichi per loro».

Diciamoci la verità: sono espressioni che sembrano non avere nulla a che fare con la Chiesa così come la conosciamo noi oggi. Peccatori? Sacrifici? Gente che va all’inferno? Ma chi parla così, oggi? Se un parroco lo facesse, sarebbe accusato di terrorismo psicologico, il vescovo lo richiamerebbe e magari il poveretto sarebbe pure sospeso o invitato a prendersi una pausa di riflessione. Arriviamo da anni in cui ci è stato detto che l’inferno forse non c’è o, se c’è, è probabilmente vuoto. Ci è stato detto che alla fine tutti si salvano, perché Dio semplicemente non può condannare. Del purgatorio non si parla più, e quindi c’è da credere che forse non esiste neanche quello e quindi non ci sono anime in sospeso, per le quali occorre pregare. Ci è stato spiegato che il perdono è superiore a tutto e che la giustizia divina non può contemplare la condanna. E sappiamo che chi osa parlare di castigo divino, come minimo, deve aspettarsi di essere guardato come un folle o come un malvagio.

Fatima è riconosciuta dalla Chiesa, sta nel calendario, come Lourdes, come Guadalupe. E i tre pastorelli tra poco saranno proclamati santi. Eppure tra quella Chiesa là, anno 1917, e questa qua, anno 2017, sembra esserci di mezzo un tempo e uno spazio ben superiore ai cent’anni.

L’inferno, il timor di Dio, il rosario, la preghiera di riparazione, le anime del purgatorio, i sacrifici: i più anziani tra noi sanno che la Chiesa una volta parlava così, sanno che queste cose una volta erano dette e qualcuno ci credeva. Ma per un ventenne o un trentenne, ammesso che si ponga il problema, si tratta veramente di qualcosa di incomprensibile. Possibile che il nostro buon Dio possa trattarci così?

Fatima è un groviglio di questioni e di misteri, ma il mistero più grande, a ben guardare, è come possa stare assieme la Chiesa targata 1917, con l’inferno, le fiamme, il purgatorio, i sacrifici, il castigo e via dicendo, e la Chiesa targata 2017, che è tutto un perdonare, un incontrare, un misericordiare, un accogliere.

Badate bene: non sto dicendo che quella Chiesa là era migliore di questa qua. Il problema è molto complicato e non sarebbe serio pensare di affrontarlo in poche battute. Sto dicendo che provoca una sensazione un po’ strana vedere una Chiesa che va a celebrare Fatima ma nello stesso tempo è diversissima da tutto ciò che Fatima rappresenta.

Qualcuno potrebbe dire: ma tu ignori l’inculturazione, cioè il fatto che la Chiesa parla ai suoi fedeli con linguaggi e metodi diversi a seconda delle epoche, dei tempi, delle circostanze. Lo capisco. Ma qui non è soltanto questione di parole, di linguaggio, di stile. Qui è questione di contenuti. Pensiamo al giudizio di Dio. L’impressione è che la Chiesa oggi sia per lo meno in imbarazzo quando deve occuparsi del Padre che giudica. Preferisce parlare genericamente di misericordia, di accompagnamento, di discernimento. Sembra quasi che Dio si obbligato al perdono.  Provate a dire che il castigo è la conseguenza logica del peccato, così come se uno ingerisce del veleno è logico che muoia. La giustizia divina punitrice; la colpa e la pena che segue al peccato: tutto inconcepibile per noi oggi.

La Madonna di Fatima dice una cosa precisa: Dio non è tenuto a perdonare il peccatore che non si pente. E il peccatore non  può pretendere di essere perdonato,  se non rifiuta il peccato. Dunque, se non c’è pentimento, Dio castiga. Tutto ciò non elimina la misericordia. Tutto ciò dice che la misericordia non elimina il giudizio.

C’è l’inferno, c’è il paradiso, c’è il purgatorio. Questo ci dice la Madonna di Fatima. Ma noi ci crediamo? Noi siamo in grado di crederci?

Ecco, a mio modesto avviso, il vero mistero di Fatima.

fonte: http://www.aldomariavalli.it/
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