Bioetica
“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
28 aprile 2017 * S. Valeria vergine
downCondannati a morte ancora prima di vedere la luce, eliminati anziché abbracciati nella loro imperfezione, solo per il fatto di avere un cromosoma in più. Il 21. Sono i bambini affetti dalla sindrome di Down a pagare le conseguenze di un mondo incapace di stare di fronte a chi lo mette davanti al mistero del limite suo, degli altri e del mondo, ricordando all’uomo che è polvere e che polvere tornerà.
E’ così che il medico islandese, Peter McParland, durante una conferenza presso il National Maternity Hospital ha dichiarato che in Islanda, "ogni singolo bambino, il 100 per cento di quelli a cui è stata diagnosticata la sindrome di Down, sono abortiti”. Infatti, ha continuato, “non ci sono nei 5 anni passati bambini nati con la sindrome di Down in Islanda”. Anche la Danimarca, secondo il quotidiano Berlingske, diventerà un paese “libero dalla sindrome di Down” entro il 2030, grazie al perfezionamento della diagnosi prenatale.

therese hargotSessuologa belga, laica, madre di tre bambini, vive e lavora a Parigi. Thérèse Hargot e il suo (eretico) libro “Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)”
«Sorridevo, non mi vergognavo delle mie curve arrotondate. Ma, senza comprenderla, percepivo bene la violenza dell’esporre il mio corpo femminile in tutta la sua potenza in seno a un’università, tempio dello spirito contemporaneo. Nei corridoi della Sorbona sentivo dei mormorii al mio passaggio. La mia gravidanza avanzava, e con essa un profumo sulfureo – e scandaloso. Nessuno mi ha fatto congratulazioni e auguri. Perché? Giovane e studentessa, andava da sé che questo bambino non era desiderato».
C’è una ragione finalmente umana che si sbarazza di ogni cialtronata, slogan e idolatria sentimentale nel pensiero vivissimo di Thérèse Hargot, mentre si racconta e racconta le domande dei nipoti del maggio del ’68 nel suo Una gioventù sessualmente liberata (o quasi).

EijkIl Cardinale Willem Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht, non ha dubbi: un documento del Magistero romano sul gender “è urgente”. E non perché la Chiesa non si sia pronunciata sul tema. Ma perché c’è bisogno di un documento comprensivo, dedicato al tema, per spiegare alle persone fino in fondo il punto di vista della Chiesa. Un documento che possa contrastare la pressione che arriva sul tema dalle grandi organizzazioni internazionali.
In una recente intervista Lei ha detto che ci vorrebbe una enciclica sul gender. Lo pensa ancora?
Nel mese di novembre, durante una intervista, mi è stato chiesto se non fosse utile un documento del Magistero Romano sulla teoria del genere. Ho detto subito di sì. Non direi necessariamente ci voglia una enciclica. Può essere anche un documento di altro tipo, come una istruzione da parte della Congregazione della Dottrina della Fede.

gramellini1Capisco che, se sei una grande firma del Corrierone, non è che ti puoi mettere lì a perder tempo con gli articoli delle leggi, a cincischiare con queste puntigliosità, ma dopo aver letto il suo articolo, mi corre l’obbligo di ricordare due o tre cosette a Gramellini, visto che è lui a menarla con questa storia della legge, che poverina adesso quella donna, “costretta” a chiedere l’aborto in 23 ospedali, adesso alla legge non ci crede più.
Vediamo come stanno le cose.
Punto primo, la donna in questione ha abortito. La notizia è vecchia di oltre un anno, e purtroppo il bambino, che nel frattempo sarebbe nato se davvero in Italia ci fosse un problema di eccesso di obiettori, avrebbe otto mesi e starebbe sillabando le prime mezze parole. Il bambino non c’è, quindi la signora il medico lo ha trovato, e perché tirare fuori proprio adesso questa storia di quattordici mesi fa?

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