Bioetica
“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
28 giugno 2017 * S. Marcella martire
semaforo gay friendly torinoQualche psicologo, ma esperto, qualificato, dovrà prima o poi indagare (e spiegarci) questa misteriosa attrazione fatale che il mondo Lgbt ha per i semafori. La notizia, ultima, è che, dopo Londra e Vienna, anche Torino avrà le sue traffic lights (feux rouges, se preferite il francese) gay friendly. In effetti, la tentazione di applicare mascherine che modificano la luce rosso-giallo-verde quando essa si accende è antica, ma finora era sempre stata una trovata spiritosa  di qualche buontempone.
Per esempio, vicino a casa mia, qualcuno, con la gomma da masticare, aveva plasmato un minuscolo pene in erezione e lo aveva appiccicato tra le gambe dell’omino verde. L’effetto, a luce accesa, era certo suggestivo, ma ai pedoni costava solo un’indifferente alzata di spalle. Ora, Londra e Vienna avevano almeno un motivo, un’occasione: i rispettivi Gay Pride, le variopinte sfilate che, appunto, si snodano per le strade cittadine, luoghi in cui, com’è noto, i semafori, anche quelli intelligenti, spesseggiano.

downCondannati a morte ancora prima di vedere la luce, eliminati anziché abbracciati nella loro imperfezione, solo per il fatto di avere un cromosoma in più. Il 21. Sono i bambini affetti dalla sindrome di Down a pagare le conseguenze di un mondo incapace di stare di fronte a chi lo mette davanti al mistero del limite suo, degli altri e del mondo, ricordando all’uomo che è polvere e che polvere tornerà.
E’ così che il medico islandese, Peter McParland, durante una conferenza presso il National Maternity Hospital ha dichiarato che in Islanda, "ogni singolo bambino, il 100 per cento di quelli a cui è stata diagnosticata la sindrome di Down, sono abortiti”. Infatti, ha continuato, “non ci sono nei 5 anni passati bambini nati con la sindrome di Down in Islanda”. Anche la Danimarca, secondo il quotidiano Berlingske, diventerà un paese “libero dalla sindrome di Down” entro il 2030, grazie al perfezionamento della diagnosi prenatale.

eutanasiaLa legge sulle dat è passata alla Camera mentre in un’aula accanto si discuteva di come far tornare i conti pubblici: una coincidenza?
Noi però vietiamo l’accanimento terapeutico… Al clou della discussione sulle dat l’aula della Camera ha approvato un emendamento che pone tale esplicito divieto. E i media – con rare eccezioni – non hanno mancato di titolare di conseguenza: con l’obiettivo di non far qualificare ciò che passava per quello che era, cioè eutanasia. Se tuttavia perfino il giornalista di testata à la page provasse a far prevalere l’esperienza di vita quotidiana sul condizionamento ideologico, arriverebbe ad ammettere che l’accanimento terapeutico oggi non esiste.
Chiunque ha la ventura di entrare, pur solo come visitatore, nel reparto di un ospedale per stare accanto al familiare o all’amico ricoverato, sa che non vi è una prassi di moltiplicazione di cure sproporzionate, e neanche di moltiplicazione di cure tout court. Sa – o gli viene raccontato – che se mai inizia a manifestarsi la tendenza contraria: con una certa frequenza vengono negate terapie costose, pur se hanno probabilità di successo.

EijkIl Cardinale Willem Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht, non ha dubbi: un documento del Magistero romano sul gender “è urgente”. E non perché la Chiesa non si sia pronunciata sul tema. Ma perché c’è bisogno di un documento comprensivo, dedicato al tema, per spiegare alle persone fino in fondo il punto di vista della Chiesa. Un documento che possa contrastare la pressione che arriva sul tema dalle grandi organizzazioni internazionali.
In una recente intervista Lei ha detto che ci vorrebbe una enciclica sul gender. Lo pensa ancora?
Nel mese di novembre, durante una intervista, mi è stato chiesto se non fosse utile un documento del Magistero Romano sulla teoria del genere. Ho detto subito di sì. Non direi necessariamente ci voglia una enciclica. Può essere anche un documento di altro tipo, come una istruzione da parte della Congregazione della Dottrina della Fede.

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