Bioetica
“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
28 aprile 2017 * S. Valeria vergine

Un articolo dell'Eco di Bergamo su don Sergio Recantati, sacerdote morto suicida il 28 novembre scorso. A giugno era stato sospeso dall'incarico per una denuncia, non condanna, scattata per molestie sessuali. Era stato ripreso mentre molestava un giovane. Recanati si è buttato sotto un treno

Il nostro giornale, normalmente, non pubblica le notizie dei suicidi. Se lo fa è solo in casi rarissimi, eclatanti, limitandosi a poche righe in cronaca o a qualche breve commento. È una scelta, quella di non enfatizzare questi drammi, dettata da un sentimento di pietà verso chi, disperato, arriva al punto di togliersi la vita, e di compassione nei confronti dei suoi familiari. Ultimamente però ci capita spesso di non poterci attenere a queste elementari regole di umanità. Il clamore e gli effetti collaterali di alcune tragedie sono troppo forti per non parlarne, e la formula rassicurante «da tempo soffriva di depressione», non basta più a chiudere il cerchio.

 

Ieri abbiamo riferito del suicidio di un prete. Non è il primo, purtroppo. A volte lo si dimentica, ma i sacerdoti sono uomini come tutti gli altri, con le loro debolezze e il bisogno naturale di sentirsi «di qualcuno», ossia voluti bene. Tanto più in una società come la nostra nella quale il loro ruolo è meno riconosciuto che in passato e il rischio della solitudine è più concreto. Essere «uomini di Dio» non li esime dalle fatiche, dalle fragilità, dalle paure. Lo abbiamo visto anche nello splendido film sui monaci assassinati in Algeria.

I preti sono uomini come tutti gli altri, ma da quando gran parte della gente ha rinunciato al cristianesimo, è come se la nostra società chiedesse loro di essere dei superuomini, dotati di una fede incrollabile, di una dedizione totale alla comunità e di una vita morale senza sbavature. A pregare per loro sono rimasti solo i vecchi cristiani, che ancora li guardano e li trattano con la tenerezza di un padre e di una madre verso i figli. Ma tutti gli altri, noi per primi, pretendiamo dai sacerdoti un'impossibile perfezione (c'è pure qualcuno di loro che si illude di possederla, ed è la miseria più grande), quasi fossero cavalieri senza macchia.
È per questo che agli «uomini di Dio» la nostra società non perdona nulla. Fino al punto che quando uno di loro viene scoperto in «flagranza di peccato», viene subito spogliato, portato in piazza ed esposto al pubblico ludibrio. Sottoposto, cioè, alla gogna dei media: capro espiatorio delle bassezze di tanti. E poco importa se dal punto di vista giudiziario non si è neppure in presenza di un'ipotesi di reato.

È quanto è capitato a don Sergio Recanati, che domenica mattina, dopo mesi di angoscia, ha deciso di farla finita gettandosi sotto un treno a Vidalengo. Aveva 51 anni. Le sue inclinazioni omosessuali finirono al centro di un servizio televisivo delle Iene, che nell'occasione si dimostrarono tali di nome e di fatto. Iene e anche sciacalli, visto che per incastrarlo organizzarono una vergognosa trappola utilizzando il confessionale. Sullo sfondo l'accusa di essere un molestatore sessuale. Erano i giorni dello scandalo pedofilia e, pur se questo episodio, per quanto ambiguo, non era rubricabile come tale, il servizio di «Italia 1» fu comunque considerato uno scoop. E in molti ci si buttarono a capofitto.

Con parole di circostanza («Ovvio che ci dispiace»), Davide Parenti, ideatore della trasmissione, ha commentato ieri la tragedia. Neanche un dubbio, neanche un briciolo di ripensamento sulla brutalità di un giornalismo d'assalto che intenzionalmente fa a pezzi le persone e la loro dignità e che a differenza delle aule di giustizia non prevede neppure l'appello. Neanche un accenno all'assoluta sproporzione tra la colpa e la pena di un'esposizione mediatica che sa tanto di ghigliottina. D'altra parte questa è la struttura mentale, il format, delle Iene. Altro che giornalismo investigativo, altro che passione civile o desiderio di raccontare la verità: la narrazione, il ritmo, la messinscena di questi programmi sono tutti centrati sul bersaglio precostituito, la singola persona (e questo ovviamente non vale solo per i sacerdoti).
Dire adesso che «non è colpa nostra se quel prete si è tolto la vita, la sua storia qualcuno doveva raccontarla, l'abbiamo fatto noi mostrando il peccato e non il peccatore», è francamente lavarsene le mani. Sia perché il peccatore è stato subito individuato, sia perché nella storia personale di quell'uomo (che peraltro non aveva subito denunce da alcuno) c'era un dramma, un dolore intimo, di cui non si è tenuto minimamente conto. «Ci deve essere la misericordia anche per i preti... Posso aver sbagliato anch'io», aveva detto il sacerdote cacciando di casa le Iene. Per tutta risposta il video che lo ritraeva come «prete molestatore» è finito nel reparto macelleria di YouTube.

Il suicidio di don Recanati non è un fatto privato, è un grido di dolore e di protesta che sale fino al cielo. È una supplica a porre un freno alla macchina infernale della denigrazione. E insieme è un appello alla Chiesa a riprendersi cura ogni giorno e personalmente dei suoi figli. A richiamarli energicamente alle loro responsabilità, come non ha mancato di fare il Papa, ma anche a non lasciarli soli, a proteggerli per tempo perfino dalle loro debolezze. Quella in cui viviamo è una società spietata con chi sbaglia. È un mondo di iene, il nostro: la trasmissione televisiva ne è soltanto un abbagliante riflesso. Ma per chi è caduto – dopo che tutti hanno visto e riso delle sue miserie – è quasi impossibile rialzarsi. Non bastano la volontà, la psicanalisi e la dottrina quando il mondo ti è crollato addosso. Ci vorrebbero una forza e un amore straordinari. Ci vorrebbe Cristo in persona.

Italian English French German Hebrew Japanese Maltese Portuguese Russian Spanish

iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla nostra newsletters inserendo nome ed e-mail. I tuoi dati sono utilizzati solo per ricevere settimanalmente la nostra newsletters. In qualunque momento puoi cancellarti dal nostro database automaticamente mettendo lo stesso nome e la stessa e-mail inserita al momento dell'iscrizione.

Abbiamo 43 visitatori e nessun utente online

Visite agli articoli
3573390